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	<title>The Web Basement - On Books, Movies, Politics, and Other Stuff</title>
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	<description>A blog by Giovanni Navarria</description>
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		<title>Michele Serra &#8211; Perché dico che sono pochi i 140 caratteri di Twitter</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 18:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ORIGINAL ARTICLE L&#8217;ALTRO giorno ho scritto un corsivo contro il sensazionalismo urlato della stampa italiana. Pochi commenti, quasi tutti favorevoli. Il giorno successivo (ieri) ho scritto un corsivo contro il cicaleccio sincopato di Twitter. Moltissimi commenti, quasi tutti ostili. Prima di replicare alle critiche, è interessante rilevare questo: attaccare il linguaggio dei giornali equivale, oggi, <a href='http://www.giovanninavarria.com/blog/michele-serra-perche-dico-che-sono-pochi-i-140-caratteri-di-twitter.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/03/17/news/serra_twitter-31698872/" target="_blank">ORIGINAL ARTICLE</a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ALTRO giorno ho scritto un corsivo contro il sensazionalismo urlato della stampa italiana. Pochi commenti, quasi tutti favorevoli. Il giorno successivo (ieri) ho scritto un corsivo contro il cicaleccio sincopato di Twitter. Moltissimi commenti, quasi tutti ostili. Prima di replicare alle critiche, è interessante rilevare questo: attaccare il linguaggio dei giornali equivale, oggi, a sfondare una porta aperta. Non provoca reazioni corporative, nonostante quella dei giornalisti sia certamente una corporazione, forse perfino una casta. Al contrario, esprimere dubbi su Twitter suscita una reazione veemente e compatta dei suoi utenti. Soprattutto su Twitter, ovviamente. <span id="more-841"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come se in discussione non fosse un medium, ma una comunità di persone. La sua identità collettiva. Circostanza che solleva dubbi su uno dei principali argomenti dei difensori di Twitter: è solo un medium, non conta in sé, conta l&#8217;uso che se ne fa. Anche la carta stampata è solo un medium: infatti parlarne male è esercizio corrente, e condiviso perfino da chi di quel medium fa un uso quotidiano e addirittura professionale. Il cosiddetto &#8220;popolo del web&#8221; ha invece di sé un alto concetto. Se mi posso permettere: leggermente troppo alto. Quasi snob, mi verrebbe da dire per vendicarmi dell&#8217;accusa che spesso viene rivolta a chi critica le abitudini di massa&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà entrambe le mie &#8220;Amache&#8221;  -  quella contro i giornali, quella contro Twitter  -  trattavano lo stesso tema: l&#8217;uso frettoloso e impulsivo della parola. La prevalenza dell&#8217;emotività sul ragionamento. Nel caso di Twitter sostenevo che fosse la formula di quel medium (brevità più velocità) a scoraggiare un pensiero più strutturato e più adulto. Ovviamente, solo un luddista o uno stupido può negare l&#8217;enorme funzione che Twitter, e più in generale internet, esercita sulla vita sociale del pianeta Terra: l&#8217;esempio classico è il ruolo che queste forme di comunicazione veloce, pervasiva e soprattutto difficilmente censurabile hanno avuto nei movimenti di democrazia nei paesi arabi e in Iran. Il mio rilievo, che provo a riformulare, è però tutt&#8217;altro. E&#8217; che quei medium hanno sì una formidabile funzione di servizio, di messa a fuoco di argomenti omessi o rimossi sui media &#8220;ufficiali&#8221;. Ma contengono anche una tentazione esiziale, che è quella del giudizio sommario, della fesseria eletta a sentenza apodittica, del pulpito facile da occupare con zero fatica e spesso zero autorevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola  -  e questa è ovviamente solo una mia opinione &#8211; non deve rispondere solo all&#8217;ossessione di comunicare (la comunicazione sta diventando il feticcio della nostra epoca). La parola dovrebbe servire ad aggiungere qualcosa, a migliorare il già detto. Alla comunicazione bastano gli slogan. Alla cultura serve il ragionamento. Non per caso la conclusione del mio corsivo era questa: &#8220;se usassi Twitter, direi che Twitter mi fa schifo. Fortunatamente non twitto&#8221;. Traduzione per i parecchi che non hanno capito, e difatti hanno scritto &#8220;a Serra fa schifo Twitter&#8221;: ci sono cose, per esempio il mio giudizio su Twitter, che non possono essere dette su Twitter. Perché ci sono cose che sono complesse e addirittura complicate, e dunque irriducibili alle pochissime parole che Twitter concede.</p>
<p style="text-align: justify;">I miei critici (tra i tanti ringrazio, per l&#8217;intelligenza dei rilievi che mi muovono, Luca Sofri e i blogger Fabio Chiusi e Davide Bennato) negano che il medium sia il messaggio, fanno notare che la tecnologia non determina alcunché, ma suggerisce occasioni e apre possibilità e mi accusano di passatismo. Accetto le critiche: è vero che gli anni passano per tutti, anche per me, ed è fortemente possibile che io esasperi i difetti di Twitter (superficialità, ansia di visibilità) e ne sottovaluti i vantaggi (sintesi, velocità, accessibilità, simultaneità del dibattito). Le accetto, le critiche. Ma in cambio mi piacerebbe molto che questa breve lite mediatica servisse anche a chi twitta. Servisse a capire che il rispetto delle parole, anche sui nuovi media, è almeno altrettanto importante dell&#8217;urgenza-obbligo-smania di &#8220;comunicare&#8221;. Per comunicare basta scrivere &#8220;io esisto&#8221;. Per scrivere, spesso è necessario dimenticarlo.</p>
<p><strong>Michele Serra contro Twitter: &#8221;Più parole che ragionamento&#8221; (audio intervista)</strong></p>
<p>&#8220;Tutto ciò che serve a comunicare non necessariamente contribuisce a creare cultura o socialità. Spesso si risponde solo ad un impulso, quello di dire<em> ci sono</em>&#8220;. Così l&#8217;autore dell&#8217;&#8221;Amaca&#8221; affronta quanti lo hanno attaccato a colpi di cinguettii, dopo il suo &#8220;Twitter mi fa schifo. Fortuna che non twitto&#8230;&#8221;</p>
<p><em>A cura di Laura Pertici e Leonardo Sorregotti</em></p>
<p><object width="640" height="390" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><param name="wmode" value="direct" /><param name="flashvars" value="autostart=false&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2012/03/serra160312ok.mp4?width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=tecno_e_scienze&amp;subcategory=&amp;videotitle=Michele Serra contro Twitter: \'\'Più parole che ragionamento\'\'&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/michele-serra-contro-twitter-piu-parole-che-ragionamento/90621/89014&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=90621&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" /><param name="src" value="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" /><param name="allowscriptaccess" value="true" /><embed width="640" height="390" type="application/x-shockwave-flash" src="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" allowScriptAccess="always" allowFullScreen="true" quality="high" wmode="direct" flashvars="autostart=false&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2012/03/serra160312ok.mp4?width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=tecno_e_scienze&amp;subcategory=&amp;videotitle=Michele Serra contro Twitter: \'\'Più parole che ragionamento\'\'&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/michele-serra-contro-twitter-piu-parole-che-ragionamento/90621/89014&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=90621&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" allowscriptaccess="true" /></object></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giovanninavarria.com%2Fblog%2Fmichele-serra-perche-dico-che-sono-pochi-i-140-caratteri-di-twitter.html&amp;title=Michele%20Serra%20%26%238211%3B%20Perch%C3%A9%20dico%20che%20sono%20pochi%20i%20140%20caratteri%20di%20Twitter" id="wpa2a_2"><img src="http://www.giovanninavarria.com/blog/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Berlusconi&#8217;s many trials</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I processi del Cavaliere &#8220;Ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni? In realtà, i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l&#8217;affare Mills; istigazione alla corruzione di un paio di senatori (la procura di Roma ha chiesto l&#8217;archiviazione); fondi neri per i diritti tv <a href='http://www.giovanninavarria.com/blog/berlusconis-many-trials-2.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I processi del Cavaliere </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni? In realtà, i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l&#8217;affare Mills; istigazione alla corruzione di un paio di senatori (la procura di Roma ha chiesto l&#8217;archiviazione); fondi neri per i diritti tv Mediaset (in dibattimento a Milano); appropriazione indebita nell&#8217;affare Mediatrade (il pm si prepara a chiudere le indagini).&#8221;<span id="more-835"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nei dodici processi già conclusi, in soltanto tre casi le sentenze sono state di assoluzione. In un&#8217;occasione con formula piena per l&#8217;affare &#8220;Sme-Ariosto/1&#8243; (la corruzione dei giudici di Roma). Due volte con la formula dubitativa del comma 2 dell&#8217;art. 530 del Codice di procedura penale che assorbe la vecchia insufficienza di prove: i fondi neri &#8220;Medusa&#8221; e le tangenti alla Guardia di Finanza, dove il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per &#8220;insufficienza probatoria&#8221;. Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l&#8217;imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché &#8220;il fatto non è più previsto dalla legge come reato&#8221;. Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio). Per cinque volte è salvo con le &#8220;attenuanti generiche&#8221; che (attenzione) si assegnano a chi è ritenuto responsabile del reato. Per di più le &#8220;attenuanti generiche&#8221; gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: &#8220;All Iberian/1&#8243; (finanziamento illecito a Craxi); &#8220;caso Lentini&#8221;; &#8220;bilanci Fininvest 1988-&#8217;92&#8243;; &#8220;fondi neri nel consolidato Fininvest&#8221; (1500 miliardi); Mondadori (l&#8217;avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, &#8220;compra&#8221; il giudice Metta, entrambi sono condannati).</p>
<p>&#8220;È vero, l&#8217;inventario annoia ma qualcosa ci racconta. Ci spiega che senza amnistie, riforme del codice (falso in bilancio) e della procedura (prescrizione) affatturate dal suo governo, Berlusconi sarebbe considerato un &#8220;delinquente abituale&#8221;. Anche perché, se non avesse corrotto un testimone (David Mills, già condannato in appello, lo protegge dalla condanna in due processi), non avrebbe potuto godere delle &#8220;attenuanti generiche&#8221; che lo hanno reso &#8220;meritevole&#8221; della prescrizione che egli stesso, da presidente del consiglio, s&#8217;è riscritto e accorciato. &#8220;(<a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-17/d-avanzo-facola-processi/d-avanzo-facola-processi.html" target="_blank"><strong>Il Cavaliere e la favola dei 106 processi </strong></a><em>di GIUSEPPE D&#8217;AVANZO) </em></p>
<p>D&#8217;Avanzo</p>
<p>(<a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/04/21/news/i_processi_del_cavaliere-15213752/" target="_blank">L&#8217;inchiesta dell&#8217;Espresso</a>, con tutte le informazioni sui procedimenti penali del Cavaliere)</p>
<p>La storia dei tre casi che &#8216;costringono&#8217; Berlusconi nelle aule di tribunale. Corruzione in atti giudiziari per l&#8217;affare Mills, fondi neri per i diritti tv Mediaset, appropriazione indebita nell&#8217;affare Mediatrade. Le ipotesi dei magistrati, i retroscena e le leggi ad personam. <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/04/21/news/i_processi_del_cavaliere-15213752/" target="_blank">L&#8217;inchiesta dell&#8217;Espresso.</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giovanninavarria.com%2Fblog%2Fberlusconis-many-trials-2.html&amp;title=Berlusconi%26%238217%3Bs%20many%20trials" id="wpa2a_4"><img src="http://www.giovanninavarria.com/blog/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Piemonte &#8211; Movimento 5 Stelle Rimborsa i Cittadini</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da il Fatto Quotidiano: I consiglieri regionali percepiscono dagli 8 ai 10mila euro mensili, e dopo 5 anni di mandato ottengono un cospicuo vitalizio. Davide Bono e Fabrizio Biolé, eletti al consiglio regionale piemontese, hanno deciso di tenere per loro 2500 euro mensili, il restante viene accantonato in un conto per progetti che verrano finanziati <a href='http://www.giovanninavarria.com/blog/piemonte-movimento-5-stelle-rimborsa-i-cittadini.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/giorno-rimborsi-movimento-stelle/191202/" target="_blank">Da il Fatto Quotidiano</a>:</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube-nocookie.com/embed/V0WVwI9Gi4Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">I consiglieri regionali percepiscono dagli 8 ai 10mila euro mensili, e dopo 5 anni di mandato ottengono un cospicuo vitalizio. Davide Bono e Fabrizio Biolé, eletti al consiglio regionale piemontese, hanno deciso di tenere per loro 2500 euro mensili, il restante viene accantonato in un conto per progetti che verrano finanziati dal movimento. Domenica a Torino, in un assemblea pubblica, sono stati assegnati i primi 10mila euro: 5 progetti di interesse sociale, ambientale o informativo sono stati votati per ricevere un assegno da 2mila euro. Il metodo scelto è il più semplice possibile: l’alzata di mano. Ogni cittadino interessato aveva tre minuti a disposizione per raccontare il proprio progetto, l’assemblea si esprimeva per alzata di mano e le 5 idee più votate riceveranno il finanziamento.Il restituito day, R-Day, come è stata definita la giornata segue la linea del M5s, che chiede un abbattimento dei costi della politica come spiegano i due consiglieri: “La grande truffa sono i rimborsi elettorali, gli italiani hanno votato in un referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti”</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giovanninavarria.com%2Fblog%2Fpiemonte-movimento-5-stelle-rimborsa-i-cittadini.html&amp;title=Piemonte%20%26%238211%3B%20Movimento%205%20Stelle%20Rimborsa%20i%20Cittadini" id="wpa2a_6"><img src="http://www.giovanninavarria.com/blog/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Short Stories Collection</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 11:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
				<category><![CDATA[On Writing]]></category>
		<category><![CDATA[american short stories]]></category>
		<category><![CDATA[collection]]></category>
		<category><![CDATA[read short stories]]></category>
		<category><![CDATA[short stories]]></category>

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		<description><![CDATA[Over 2,000 short stories can be found in The Short Story Library at American Literature, including many of the greatest short stories ever written. Twenty Great American Short Stories (below) was the first collection published at this site, but other short story collections have also been assembled. Twenty Great American Short Stories The Lottery &#8211; <a href='http://www.giovanninavarria.com/blog/short-stories-collection.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Over 2,000 short stories can be found in <a href="http://www.americanliterature.com/ss/ssindx.html" target="_blank">The Short Story Library at American Literature</a>, including many of the greatest short stories ever written.</p>
<p>Twenty Great American Short Stories (below) was the first collection published at this site, but other <a title="Short Stories - collections" href="http://www.americanliterature.com/shortstories/shortstories.html">short story collections</a> have also been assembled.<span id="more-830"></span></p>
<p><strong>Twenty Great American Short Stories</strong></p>
<div id="vertlist">
<ul>
<li id="active"><a href="http://www.americanliterature.com/Jackson/SS/TheLottery.html">The Lottery &#8211; by Shirley Jackson</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Jacobs/SS/TheMonkeysPaw.html">The Monkey&#8217;s Paw &#8211; by W.W. Jacobs</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Stuart/SS/SplitCherryTree.html">Split Cherry Tree &#8211; by Jesse Stuart</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Bierce/SS/AnOccuranceatOwlCreekBridge.html">An Occurence at Owl Creek Bridge &#8211; by Amrbose Bierce</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/London/SS/ToBuildaFire.html">To Build a Fire &#8211; by Jack London</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Crane/SS/ADarkBrownDog.html">A Dark Brown Dog &#8211; by Stephen Crane</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Irving/SS/TheLegendofSleepyHollow.html">The Legend of Sleepy Hollow &#8211; by Washington Irving</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/KateChopin/TheAwakening/TheAwakening.html">Regret &#8211; by Kate Chopin</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Poe/SS/TheCaskofAmontillado.html">The Cask of Almontilado &#8211; by Edgar Allen Poe</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Twain/SS/ThePrivateHistoryofaCampaignThatFailed.html">The Private History of a Campaign That Failed &#8211; by Mark Twain</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Hawthorne/SS/YoungGoodmanBrown.html">Young Goodman Brown &#8211; by Nathaniel Hawthorne</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Hawthorne/SS/MyKinsmanMajorMolineux.html">My Kinsman, Major Molineux &#8211; by Nathaniel Hawthorne</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Poe/SS/TheTell-TaleHeart.html">The Tell Tale Heart &#8211; by Edgar Allen Poe</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Alcott/SS/ScarletStockings.html">Scarlet Stockings &#8211; by Louisa May Alcott</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Melville/SS/BartlebytheScrivener.html">Bartleby the Scrivner &#8211; by Herman Melville</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Poe/SS/ThePurloinedLetter.html">The Purloined Letter &#8211; by Edgard Allen Poe</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Cooper/SS/TheEclipse.html">The Eclipse &#8211; by James Fenimore Cooper</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Poe/SS/TheImpofthePerverse.html">The Imp of the Perverse &#8211; by Edgar Allen Poe</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Cather/SS/OntheGullsRoad.html">On the Gull&#8217;s Road &#8211; by Willa Cather</a></li>
<li><a href="http://www.americanliterature.com/Hawthorne/SS/TheMinistersBlackVeil.html">The Minister&#8217;s Black Veil &#8211; by Nathaniel Hawthorne</a></li>
</ul>
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		<title>The China Labyrinth</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[by John Keane, published by The New York Times, February 14, 2012 ORIGINAL ARTICLE HERE SYDNEY — James Madison famously remarked that a popular government without popular information, or the means of acquiring it, is but a prologue to a farce or a tragedy. The present government of the People’s Republic of China has set <a href='http://www.giovanninavarria.com/blog/the-china-labyrinth.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>by <a href="http://johnkeane.net/" target="_blank">John Keane</a>, published by <a href="https://www.nytimes.com/2012/02/15/opinion/the-china-labyrinth.html?_r=1" target="_blank">The New York Times</a>, February 14, 2012</p>
<p><a href="https://www.nytimes.com/2012/02/15/opinion/the-china-labyrinth.html?_r=1" target="_blank">ORIGINAL ARTICLE HERE</a></p>
<p style="text-align: justify;">SYDNEY — James Madison famously remarked that a popular government without popular information, or the means of acquiring it, is but a prologue to a farce or a tragedy. The present government of the People’s Republic of China has set out to disprove this rule.<span id="more-825"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Rejecting talk of farce and tragedy, its rulers claim their authority is rooted within a new and higher form of popular government, a “post-democratic” way of handling power which delivers goods and services, promotes social harmony and roots out “harmful behavior” using state-of-the-art information-control methods more complex and much craftier than Madison could ever have imagined.</p>
<p style="text-align: justify;">Information flows in China are not simply blocked, firewalled or censored. The authorities instead treat unfettered online citizen communication as an early warning device, even as a virtual steam valve for venting grievances in their favor.</p>
<p style="text-align: justify;">This cooptation requires a vast labyrinth of surveillance that depends on a well-organized, 40,000-strong Internet police force. Skilled at snooping on Wi-Fi users in cyber cafés and hotels, it uses sophisticated data-mining software that tracks down keywords on search engines such as Baidu, along the way issuing warnings to Web hosts to amend or delete content considered unproductive of “harmony.”</p>
<p style="text-align: justify;">Government officials working in “situation centers” meanwhile watch for signs of brewing unrest or angry public reactions. Reports are passed to local propaganda departments, where action is taken. So-called “rumor refutation” departments, staffed by censors, pitch in. They scan posts for forbidden topics and issue knockdown rebuttals.</p>
<p style="text-align: justify;">A pivotal role is played by licensed Internet companies. Bound by constant reminders that safety valves can turn into explosive devices, they use filtering techniques to delete or amend “sensitive” content.</p>
<p style="text-align: justify;">Within the China labyrinth, much cleverer tactics are in use, including efforts by the authorities to draw citizens into a cat’s cradle of suspicion, praise, denunciation and control.</p>
<p style="text-align: justify;">Citizens are encouraged to report anti-government conversations, or recruited as hirelings known as “50-cent bloggers.” Netizens are routinely urged to become “Internet debaters.” There are experiments (as in Guangdong Province) with virtual petition offices, online Webcast forums where citizens can raise complaints and watch and hear officials handle them. Organized “chats” between the authorities and citizens are flourishing.</p>
<p style="text-align: justify;">All these methods — “authoritarian deliberation” is the phrase used by some scholars — come packaged in official assurances about the need to encourage “transparency” and to “balance” online opinions for the sake of harmoniously “guiding public opinion” (yulung daoxiang).</p>
<p style="text-align: justify;">What are we to make of this repressive tolerance? Looking from the top down, likening the Chinese authorities to skilled doctors of the body politic, some wax eloquent about the new surveillance tactics of “continuous tuning” (tiao). The simile understates the ways in which the labyrinthine system of coordinated do’s and don’ts is backed by predigital methods: fear served with cups of tea in the company of censors; sackings and sideways promotions; early-morning swoops by plainclothes police known as “interceptors”; illegal detentions; violent beatings by unidentified thugs.</p>
<p style="text-align: justify;">Proponents of the Communist Party’s Web-monitoring tactics are silent about such violence. They also overstate the efficiency, effectiveness and legitimacy of the China labyrinth. They ignore the popular resentments sparked by a regulatory system that treats more than a few subjects as ticklish, or taboo.</p>
<p style="text-align: justify;">The party authorities are dead opposed to monitory democracy (jiandushi minzhu), in the richest sense of free and fair general elections combined with ongoing public monitoring of its power by independent watchdogs. Public criticism of the leading role of the party and its leading figures is not permitted. So also is fair-minded analysis of “sensitive” regions such as Tibet and Xinjiang, or “sensitive” topics, such as religion and the crimes committed by the party.</p>
<p style="text-align: justify;">Such restrictions breed public resentment and resistance. In the past, Chinese people were often compared (unflatteringly) to a “dish of sand.” Yet with the overall size of Internet traffic doubling every 5.32 years, digital media usage now routinely nurtures the spirit of monitory democracy.</p>
<p style="text-align: justify;">The range and depth of resistance to unaccountable power are often astonishing. Helped by sophisticated proxies and other methods of avoiding censorship, salacious tales of official malfeasance circulate fast, and in huge numbers, fueled by online jokes, songs, satire, mockery and code words.</p>
<p style="text-align: justify;">Digital media users commonly re-tweet their posts (a practice known as “knitting,” the word for which sounds like “weibo”). Messages easily morph into conversations, illustrated with pictures. Instantly forwarded posts tend to keep ahead of the censors, whose efforts at removing online material are countered by retweeted screenshots.</p>
<p style="text-align: justify;">The aggregate effect is that conversations readily go viral, as happened when a citizen nicknamed “Brother Banner,” a software engineer in Wuxi, was catapulted into online celebrity overnight after holding a banner that read “Not Serving the People” outside the gate of a local labor relations office to protest its failure to intervene in his pay dispute with his former employer. The banner challenged the party’s slogan, “Serving the People.” Officials were deeply embarrassed by a one-person protest that won national prominence through the Internet and, eventually, coverage in official media.</p>
<p style="text-align: justify;">The great significance of citizens’ initiatives of this kind is the way they put their finger on hypocrisy. They call on the authorities to listen, to live up to their promises of providing “harmony” and material well-being.</p>
<p style="text-align: justify;">The upshot is that the authorities now find themselves trapped in a constant tug-of-war between their will to control, negotiated change, public resistance and unresolved confusion. They may pride themselves on building a regime which seems calculating, flexible and dynamic, willing to change its ways in order to remain the dominant guiding power. Yet they also know well the new Chinese proverb: Ruling used to be like hammering a nail into wood, now it is much more like balancing on a slippery egg.</p>
<p style="text-align: justify;">Whether the authorities can sustain their present balancing act, so proving Madison wrong, seems doubtful. Within the China labyrinth the spirit of monitory democracy is alive and well. Whether and how it will prevail against the crafty forces of surveillance is among the global political questions of our time.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> <strong>John Keane</strong> is professor of politics at the University of Sydney and the Social Science Research Center (WZB) in Berlin. His most recent work is a full-scale history of democracy, “The Life and Death of Democracy.” </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://johnkeane.net/" target="_blank">JOHN KEANE PERSONAL WEBSITE HERE</a></p>
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		<title>Un po&#8217; di giustizia per i detenuti italiani</title>
		<link>http://www.giovanninavarria.com/blog/un-po-di-giustizia-per-i-detenuti-italiani.html</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Il Fatto Quotidiano di Tiziana Colluto &#124; 14 febbraio 2012 ORIGINAL ARTICLE HERE A Lecce “pene contrarie al senso d’umanità” Lo Stato condannato a risarcire 4 detenuti Non era mai accaduto prima: nella decisione del tribunale di sorveglianza salentino si parla di &#8220;lesioni della dignità umana, intesa anche come adeguatezza del regime penitenziario, soprattutto <a href='http://www.giovanninavarria.com/blog/un-po-di-giustizia-per-i-detenuti-italiani.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>da Il Fatto Quotidiano</strong> <strong>di Tiziana Colluto</strong> | 14 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/lecce-pene-contrarie-senso-dumanitalo-stato-condannato-risarcire-detenuti/191203/" target="_blank">ORIGINAL ARTICLE HERE</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>A Lecce “pene contrarie al senso d’umanità”</strong></em><br />
Lo Stato condannato a risarcire 4 detenuti</p>
<p style="text-align: justify;">Non era mai accaduto prima: nella decisione del tribunale di sorveglianza salentino si parla di &#8220;lesioni della dignità umana, intesa anche come adeguatezza del regime penitenziario, soprattutto in ragione dell&#8217;insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione&#8221;<span id="more-823"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per alcuni, la decisione è storica. Di certo c’è che squarcia il velo delle ipocrisie, anche giuridiche, sulle condizioni dei <strong>penitenziari italiani </strong>e si pone come precedente di assoluta rilevanza. Probabilmente il punto di non ritorno. Il Tribunale di sorveglianza di <strong>Lecce</strong>, infatti, riconosce il risarcimento del danno a quattro detenuti nel carcere di <strong>Borgo San Nicola</strong>. La motivazione è inequivocabile: il sovraffollamento della casa circondariale comporta una violazione dell’articolo 27 della Costituzione, nella parte in cui recita che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Anzi, il giudice <strong>Luigi Tarantino</strong>, nell’ordinanza, parla apertamente di “lesioni della dignità umana, intesa anche come adeguatezza del regime penitenziario, soprattutto in ragione dell’insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione”. Il Tribunale accoglie, quindi, parzialmente i ricorsi presentati dai reclusi e condanna lo Stato e l’amministrazione penitenziaria a pagare indennizzi, per danni non patrimoniali, che oscillano tra i mille e i 4mila euro. Molto di più rispetto ai 220 euro riconosciuti ad A.S., trentenne tunisino, dallo stesso Tribunale nel mese di settembre.</p>
<p>E’ la prima volta che accade in Italia e il caso è destinato a fare scuola. Solo di fronte alla magistratura di sorveglianza salentina pendono centocinquanta ricorsi, alcuni già inoltrati alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Altri simili sono in attesa di giudizio a Padova e a Milano. E su questi potrebbe influire, eccome, il peso di queste prime pronunce. Per rendersi conto della loro portata storica basta considerare i numeri: in tutto il Paese, stando ai dati diffusi dalla <strong>Comunità di Sant’Egidio</strong>, sono oltre 67mila i detenuti in strutture che al massimo potrebbero accoglierne 42mila. La maglia nera del sovraffollamento spetta proprio alla Puglia. Ma per capire veramente l’intensità del terremoto che potrebbe travolgere il sistema carcerario nostrano, bisogna guardare a quello che accade poco più in là, in <strong>Gran Bretagna</strong>, dove il governo, solo nel 2010, è stato costretto a sborsare risarcimenti che hanno sforato il tetto dei 4milioni di euro, dovuti anche per le condizioni indegne della permanenza dietro le sbarre. Di sicuro, dev’essere questo uno dei motivi per cui l’Avvocatura dello Stato, per conto dell’amministrazione penitenziaria, ha impugnato l’ordinanza del magistrato <strong>Tarantino </strong>e il giudizio è tuttora pendente. Ma con 112 euro al giorno, spesi in media nel 2011 dallo Stato per ogni detenuto, va detto anche che pure il sovraffollamento è diventato un business.</p>
<p>Il sasso nello stagno, ad ogni modo, è stato lanciato. Il <strong>Tribunale di Lecce </strong>ha, infatti, sottolineato come la centralità della funzione rieducativa della pena “non riguardi com’è ovvio solo gli strumenti alternativi alla detenzione, ma anche la conduzione della detenzione stessa, che non può essere concepita se non in funzione della progressiva rieducazione del detenuto”. Insomma, se mancano le condizioni basilari per questo, la pena diventa un mero decorso del tempo “scandito da un’alba sempre uguale e senza fine”.</p>
<p>“Ciò che è di straordinaria rilevanza – sottolinea l’avvocato <strong>Alessandro Stomeo</strong>, che ha curato i ricorsi – è l’aver riconosciuto che il trattamento penitenziario, così come quello sanitario, è un obbligo che lo Stato ha nei confronti del cittadino. Pertanto, la mancanza di un trattamento che, almeno in astratto, possa essere fruito per risocializzarsi, comporta la lesione di un diritto proprio del detenuto, fonte anche di obbligo risarcitorio da parte dello Stato”.</p>
<p>L’<strong>indennizzo</strong> varia soprattutto in funzione del tempo trascorso in condizioni inadeguate e in proporzione alle condizioni di disagio, intese come ristrettezza degli spazi, mancanza di attività sportive, risocializzanti, ricreative, di studio e lavoro. E che la situazione a<strong> Borgo San Nicola</strong> sia esplosiva lo dicono i dati. Celle concepite per un solo carcerato ma da dividere in tre, con spazi vitali a testa grandi quanto quelli di una bara. Impossibilità di utilizzare le aree verdi e i campetti, perché mancano i passaggi di accesso protetti. Abuso di <strong>ansiolitici </strong>e depressivi da parte del 90 per cento della popolazione dietro le sbarre. Sovraffollamento del 120 per cento. E’ stato il rapporto “<em><strong>Visti da noi</strong></em>” del Centro Servizi Volontariato Salento a capovolgere la visione di quella che, al momento della sua inaugurazione, a metà anni ’90, era considerata una casa circondariale modello.</p>
<p>Anche l’ordinanza del giudice Tarantino mette nero su bianco il dramma del recluso A.S., che “è stato ristretto in un istituto sovraffollato occupato da 1.377 a fronte di una capienza di 660 detenuti ed una tollerabilità di 1.100, non ha fruito di alcuna attività trattamentale formulata secondo un programma individualizzato, non ha fruito di un vano igienico dotato di <strong>acqua calda</strong>, non ha fruito di spazi all’aperto dotati di protezione dagli agenti atmosferici, non ha fruito di un programma trattamentale che alternasse attività finalizzate alla rieducazione con attività all’aperto, ha trascorso 19 ore e mezzo in una cella utilizzando uno spazio vitale pari a 3,39 mq al lordo degli arredi, dormendo su di un letto a castello posto a 50 cm dal soffitto della stanza”.</p>
<p>“Il ricorso – sottolinea Stomeo – ha preso spunto dalla sentenza <strong>Sulejmanovic</strong>, con cui nel 2009 la Corte europea ha condannato l’Italia a indennizzare un detenuto bosniaco per il danno morale sofferto durante la sua permanenza, per due mesi e mezzo, in uno spazio minimo vitale di 2,70mq. In quel caso si era configurata una violazione dell’articolo 3 <strong>Cedu </strong>sul divieto di tortura, tanto che la pena è stata ritenuta umiliante e degradante”. Il Tribunale di <strong>Lecce </strong>non si è spinto fino a questo punto, ma ha avvisato: “Rispetto a quella situazione, la lesione cagionata all’odierno reclamante è di poco più contenuta sotto il punto di vista temporale e manifesta un’aggressione meno intensa al comune bene giuridico della dignità umana”. Come dire, siamo al limite.</p>
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